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HumanCar, dagli USA il sogno di un’auto senza motore

September 2nd, 2010

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Difficile che un prodotto come questo possa risolvere i problemi della mobilità ed avere una grande diffusione, visto anche il non indifferente prezzo (15.500 dollari) a cui verrà venduta, ora che sono aperte ufficialmente le prenotazioni della HumanCar: però l'impressione è che si tratti di un oggetto carino, divertente da guidare (in particolare se abitate nell'Oregon) , salutare (mentre si viaggia ci si mantiene in forma: non a caso uno degli obiettivi perseguiti dalla HumaCar Foundation è anche la lotta all'obesità infantile, particolarmente diffusa negli USA),  ma soprattutto realizzato da dei pazzi che ci credono veramente e ritengono che la HumanCar rappresenti il futuro dell'automobile…. Proviamo allora anche noi a fare un viaggetto su questo mezzo rivoluzionario, magari dando un'occhiata  a qualcuno di questi video. Buon viaggio e buona fortuna a tutti i sognatori e agli 'scienziati' pazzi ed ecosostenibili!

Thailandia: una barriera corallina artificiale fatta con relitti militari

August 30th, 2010

[Via: Ecoblog - Foto: TGCOM]

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Il Governo thailandese, a seguito delle proteste dei pescatori (che si sono visti diminuire nelle reti il pescato a causa delle condizioni sempre più precarie della barriera corallina naturale) , ha deciso di provvedere realizzando una barriera artificiale, ottenuta buttando nelle acque dell’oceano 25 carri armati T69-2 di provenienza cinese e in servizio in Thailandia tra il 1987 e il 2004, assieme a 273 vecchi  vagoni del treno e 198 camion da rottamare.  Lanciato nell'agosto del 2009, il progetto (patrocinato dalla regina Sirikit ) ha avuto il sostegno del governo, che ha finora contribuito a realizzare oltre quattromila barriere artificiali. La regione meridionale della Thailandia, che comprende le province di Yala, Narathiwat e Pattani, è tra le più povere del Paese e ha nella pesca una delle sue maggiori attività economiche. Il deterioramento delle barriere coralline ha portato a un impoverimento dei mari. Le  carcasse gettate in mare (ci auguriamo dopo essere state 'ripulite' dai rifiuti tossici e nocivi) faciliteranno la riproduzione di organismi marini che, con il tempo, produrranno barriere coralline.

Tre piante per purificare l’aria della casa [e dell'ufficio]

August 27th, 2010

[Via: ecoblog]

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Sono passati quasi vent'anni da quando Kamal Meattle si rese conto di quanto nociva potesse essere per i suoi polmoni l'aria di Nuova Delhi. Per questo iniziò a studiare un rimedio naturale, grazie all'aiuto di alcune piante in grado di provvedere a fornire  la giusta quantità di aria pulita, almeno in casa propria o sul posto di lavoro. I suoi studi, condotti per quindici anni presso il Paharpur Business Centre (un edificio abitato da 300 persone), si sono focalizzati su tre piante in particolare: 

  • l’Areca (Chrysalidocarpus lutscens);
  • la Lingua di suocera (Sansevieria trifasciata) e
  • il Potos (Epipremnum aureum).

L’Areca, ribattezzata "pianta del soggiorno" è quella che pulisce l’aria durante le ore di luce, mentre la Lingua di suocera (la "pianta della camera da letto") fa il lavoro di notte, trasformando l'anidride carbonica in ossigeno. Sei o sette Lingua di suocera, alte fino alla cintola, e 4 Areca ben cresciute, coprono il fabbisogno di una persona. A completare il lavoro delle prime due ci pensa "la Specialista" (il Potos), che filtra l’aria, ripulendola dalla formaldeide. Gli studi hanno dimostrato che dopo 10 ore trascorse nell’edificio, le condizioni di salute dell’individuo saranno migliori che all’entrata. Corriamo subito dal fiorista…

Due fratelli, due secchi… per eliminare la fame nel mondo potrebbero bastare

August 25th, 2010

[Via: Treehugger- Foto: Globalbuckets]

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Non capita spesso di trovare ragazzi disposti ad impiegare i mesi estivi alla ricerca di soluzioni a problemi tipo… eliminare la fame nel mondo! Eppure il diciassettenne Grant Buster, con suo fratello Max (di due anni più giovane) hanno messo da parte svaghi e divertimento e si sono buttati a capofitto nel loro progetto inventandosi una soluzione tanto semplice quanto geniale. Prendendo ispirazione dall' EarthBox planter i due fratelli hanno provato ad elaborare un sistema che potesse essere però realizzato più semplicemente e in economia, sfruttando i materiali (meglio se di recupero)  che si hanno a disposizione in loco. Ecco allora che con solo due secchi da 20 litri impilati uno sull'altro, un tubo di plastica, un po' di terra e qualche buco sapientemente posizionato, hanno realizzato un sistema per la coltivazione con riserva d'acqua che abbatte il fabbisogno idrico  dal 50% all'80%,  che elimina al 100%  il problema delle erbacce (e quindi anche quello degli erbicidi), e che può essere utilizzato ovunque, anche sui tetti o nelle aree industriali dismesse. Non ancora contenti di cio', i due fratelli hanno pensato anche a soluzioni alternative all'utilizzo dei due secchi da 20 litri che (soprattutto nei paesi in via di sviluppo) potrebbero risultare troppo costosi o difficili da reperire. Provate a dare un'occhiata al loro sito Globalbuckets.org, dove potrete trovare anche interessanti video che illustrano la realizzazione del sistema e forniscono suggerimenti utili alla coltivazione e all'irrigazione delle piante. Che altro dire? Grazie Grant e Max, il mondo ha bisogno di ragazzi (e magari anche di adulti) come voi !  [...Leggi l'articolo originale (in inglese) su Treehugger]

Dalle megalopoli del futuro un’impennata di domande per l’auto elettrica

August 23rd, 2010

[Via: Autoblog Green]

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Secondo un rapporto recentemente diffuso da Frost & Sullivan, la nascita di megalopoli nelle nazioni in via di sviluppo potrebbe condurre la domanda di veicoli elettrici (EV) ad una crescita drastica entro il 2020. Lo studio - dal titolo "360 Degree Perspective of the Global Electric Vehicle Market – 2010 Edition" – presenta una panoramica del mercato EV, concentrandosi anche sulle tendenze di fenomeni quali l'urbanizzazione, il car sharing, la mobilità personale e lo sviluppo delle città. Una delle conclusioni a cui giunge lo studio è che i centri e la prima cintura urbana delle future megalopoli comprenderanno presumibilmente uffici, zone commerciali ma anche abitazioni per famiglie mono/bi reddituali senza figli, e la vicinanza tra gli edifici adibiti a diverse destinazioni creerà inevitabilmente un ambiente favorevole per la diffusione dei veicoli elettrici. La crescente preoccupazione sui problemi legati all'inquinamento e ai gas serra dovrebbe – sempre secondo Frost & Sullivan- condurre i residenti delle future megalopoli a puntare su una mobilità principalmente elettrica. Le megalopoli, intese come aree urbane con almeno 10 milioni di residenti e con densità di popolazione di almeno 2.000 abitanti/kmq, potrebbero quindi avere un forte impatto sulla diffusione degli EV, a patto però che i residenti vengano convinti ( oppure obbligati ) ad acquistare vetture elettriche. [... Leggi l'articolo completo e il comunicato stampa di Frost&Sullivan (in inglese) su Autoblog Green]

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