[Via: Il Mattino - 9Online- Terra!- Il Riformista - Foto: Napoli-blogolandia.it]

"Ladri di futuro": così sono stati definiti dal procuratore di Santa Maria Capua Vetere Corrado Lembo, i responsabili del disastro ambientale dei Regi Lagni, per rimediare al quale non basteranno tre generazioni. Impressionante l’elenco di reati contestati: disastro ambientale, avvelenamento di acque, truffa aggravata, danneggiamento di acque ed edifici pubblici, gestione illecita di rifiuti, immissione di rifiuti in acque superficiali ed abbandono su suolo, interruzione di pubblico servizio, distruzione e deturpamento, scempio paesaggistico ambientale, omissione di atti d’ufficio, falsità in atti commessa anche da pubblici ufficiali. «Il dato più allarmante – ha commentato il procuratore generale, Vincenzo Galgano – è l’indifferenza generalizzata per la salute e per il futuro. (…) queste persone hanno tolto vivibilità e salute non solo ai figli, ma anche alle generazioni future.
Il video, corredato di migliaia di fotografie, girato e diffuso dalla Guardia di Finanza con il contributo di alcuni funzionari dell’Arpac e dell’Enea nell’ambito dell’operazione “Acque chiare”, presenta uno scenario apocalittico, con carcasse di animali e autoveicoli, scarti industriali, scorie di altoforni, solventi che galleggiano in riva al mare del litorale tirrenico tra lo foce del fiume Volturno e Lago Patria. Si è arrivati così all’emissione di 26 ordinanze applicative di misure cautelari personali, che hanno riguardato imprenditori attivi nella gestione dei grandi impianti di depurazione delle acque reflue urbane e titolari di aziende che sversano i loro reflui inquinanti nei canali affluenti la rete idrica pubblica. Destinatari di tali misure Gaetano De Bari, amministratore delegato della Hydrogest, Domenico Giustino, presidente del consiglio di amministrazione della stessa società, Luigi Piscopo, capo impianto del depuratore di Orta di Atella, e Mauro Pasquariello, capo impianto del depuratore di Foce Regi Lagni. Le misure reali hanno invece interessato quattro impianti pubblici di depurazione situati a Villa Literno, Marcianise, Orta di Atella (nel casertano) e Marigliano (NA) di proprieta’ della Regione Campania, di cui, i primi tre affidati in concessione alla Hydrogest Campania Spa e il quarto gestito dal consorzio di imprese ‘Dondi-I.B.C.-Inpec‘ nonche’ 25 aziende zootecniche, ritenute tra le piu’ significative fonti inquinanti del sistema idrico monitorato. Ben 250 in totale le aziende zootecniche censite, concentrate nel territorio dei “Mazzoni” e utilizzatrici della rete pubblica dei canali che confluisce nei Regi Lagni. E i depuratori che dovevano garantire la purezza delle acque non funzionavano. «La rete dei depuratori – ha denunciato il procuratore Donato Ceglie, titolare dell’inchiesta insieme al procuratore capo Paolo Mancuso – invece di contribuire alla bonifica delle acque diventava funzionale ad un peggioramento sistematico delle stesse». Paradossalmente era meglio che non funzionassero: l’acqua in uscita dagli impianti era peggiore di quella in ingresso, con valori superiori centinaia di volte ai parametri di legge. E oltre al danno ambientale di proporzioni incalcolabili, si aggiunge anche la truffa ai danni dei cittadini dei comuni di Casal di Principe, Villa di Briano, Frignano e Marigliano che pagavano da anni la tassa per la depurazione delle acque non sapendo che i loro comuni non erano collegati alla rete. Negli atti si parla anche di “avvelenamento” delle acque dovuto “alla criminale inefficienza del sistema di depurazione pubblico“. E infatti: dal 1999 esiste un “organo di controllo pubblico dei depuratori”, costituito da 6 dirigenti, 3 collaboratori tecnici, 9 esperti (professionisti esterni), 7 segretari degli esperti: costi stimati di questo ufficio (oltre gli stipendi) 4 milioni di euro in otto anni.
Molti, tra gli indagati, sono membri della Commissione di controllo. Se ne contano 15 e, tra loro, anche un professore universitario: Manlio Ingrosso.(…) “Bastava redigere una relazione tecnica mensile, pressoché a ciclostile, nella quale nulla si diceva circa il disastroso stato del depuratore. Si avallava acriticamente ogni attività del gestore e si portava all’approvazione della Commissione di esperti”. E gli "esperti" approvavano. “Di approvazioni, da parte della Commissione di controllo, ce ne sono a centinaia”.