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Posts Tagged ‘Campania’

Omicidio Vassallo: un sogno ammazzato con sette colpi di pistola

Tuesday, September 7th, 2010

[via: La Nuova Ecologia]

angelo_vassallo

E' stato ucciso ieri notte con sette colpi di pistola Angelo Vassallo, sindaco di Pollica, nel Cilento. Determinato, intraprendente e con il dono del silenzio.  "Aveva il dono del silenzio. Lo aveva imparato nelle lunghe notti sul suo peschereccio, quando tutti dormono e c’è bisogno di riflettere per prendere delle decisioni. E dopo il silenzio, l’azione. Sempre finalizzata al bene per il suo territorio», come ricordato da Michele Bonomo, presidente di Legambiente Campania.   Angelo infatti  era impegnato contro il cemento selvaggio e per lo sviluppo sostenibile. "Le sue qualità dirompenti erano la determinazione, l’intraprendenza e il rigore, (…) l’intelligenza di comprendere lo sviluppo migliore per il territorio. La determinazione, ad esempio, lo aveva messo più volte in conflitto con la burocrazia locale (…)  Aveva aderito allo stop al consumo di suolo. Aveva così fermato la cementificazione selvaggia della zona, non dando concessioni per nuove costruzioni. Aveva messo al bando gli shopper di plastica. Aveva anche deciso la scorsa estate di mettere i defibrillatori in spiaggia(…)   Angelo era un uomo buono, impegnato a costruire un sogno. Era riuscito a trasformare Acciaroli, piccolo borgo del Cilento (dove secondo la tradizione dei pescatori trovarono rifugio Ernest Hemingway e Alexandre Dumas) in un vero paradiso per chi ama il mare e la tranquillità, le belle spiagge e la vita sana, creando un movimento dirompente che ha portato il Cilento a diventare l'esempio del sud "pulito e virtuoso".  Con questo omicidio (dietro il quale si profila l'ombra della camorra con i suoi interessi) si è voluto colpire a morte un simbolo di onestà e il sogno  di un'intera comunità.

Varcaturo, l’isola ‘ecologica’ e la beffa della differenziata

Monday, July 5th, 2010

[Via: Metronews - Foto: Varcaturo.net ]

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(…) L'unica raccolta differenziata della discarica di Varcaturo la fanno loro, i rom richiamati dal dipendente comunale che sovrintende a tutta l'operazione e che poi lui stesso fa quel che può, separando le plastiche. Ecco la prova che quanto i cittadini vanno denunciando da mesi – cioè che l'emergenza rifiuti in Campania non è terminata - è vero. Siamo davanti alla discarica di Varcaturo, nella provincia napoletana che confina con quella casertana, in una terra di nessuno [ecco a proposito un video che denuncia lo stato di abbandono in cui versano le cosiddetrte 'isole ecologiche'] dove le percentuali pur misere di raccolta differenziata del capoluogo (18%) sono un miraggio. E non perchè i cittadini siano indisciplinati. I cassonetti bianchi e blu sono regolarmente pieni. Ma poi -come testimoniano le foto scattate dal comitato “Comune di Liternum” – tutto viene infilato nella stessa discarica. E così avviene anche in città, come ha raccontato qualche giorno fa il quotidiano Terra. La crisi non è mai finita: la differenziata è ferma, le discariche sono piene, e l'Asia, società a partecipazione pubblica che gestisce il servizio, ha 2500 dipendenti e un buco in bilancio da 45 milioni di euro. Non troppo distante da qui, a Camigliano (CE), invece, il sindaco Vincenzo Cenname, era riuscito a portare la differenziata al 65%, ma dal 21 giugno la gestione è stata commissariata…. [... Leggi tutto l'articolo e l'intervista su Metronews]
 

L’Italia è unita [...dalle ecomafie]

Wednesday, June 9th, 2010

[Via:  Pianeta verde] – Foto: Pupia.tv]

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Pubblico solo un estratto della prefazione al volume Ecomafia 2010 di Legambiente, dal 9 giugno in libreria. La prefazione è di Roberto Saviano.
'L’emergenza rifiuti in Campania è costata 780 milioni di euro l’anno. Questa è la cifra quantificata dalla Commissione bicamerale sul ciclo dei rifiuti nella scorsa legislatura che, moltiplicata per tre lustri (tanto è durata la crisi), equivale a un paio di leggi finanziarie. Di fronte a cifre come questa è comprensibile che nessuno avesse convenienza a porre rimedio all’emergenza. Rapporti di consulenza politica, assunzioni, e persino specializzazione delle ditte nello smaltimento; oggi le imprese campane del settore rifiuti, grazie anche ai soldi dell’emergenza e alla pubblicità (…) sono tra le più richieste in Europa. Ma risolvere un’emergenza significa anche non averne più i benefici e gli utili. E in verità, nonostante i proclami, oggi si è risolto poco. Si è tolta la spazzatura dalle strade ma, come afferma chi lavora nel settore, è solo fumo negli occhi, perché sta per tornarci. “Se non ci saranno altri impianti entro il 2011 la Campania, come molte regioni italiane, rischia una nuova crisi rifiuti”. Sono parole dell’amministratore delegato dell’Asia (l’azienda che fornisce servizi di igiene ambientale ai napoletani.) Come un tempo, quindi, la spazzatura sta di nuovo per essere accumulata. Resta quindi il problema di scongiurare una crisi da mancanza di discariche. Una crisi che sarebbe estremamente grave anche perché purtroppo in Italia sono ancora le discariche la valvola di sicurezza del sistema rifiuti. Come risulta dal rapporto di Enea e Federambiente queste continuano a ingoiare il 51,9 per cento del totale della spazzatura del nostro Paese e il 36,5 per cento senza nessun trattamento. Nel Sud le bonifiche delle terre avvelenate da decenni di sversamenti di veleni sono rare e lente. I rifiuti tossici hanno spalmato cancro prima nei terreni, poi nei frutti della terra, nelle falde acquifere, nell’aria. Poi addosso alla gente, nelle loro ossa e nei tessuti molli. Ogni ciclo di vita è stato compromesso.
(…)  Ma l’ecomafia non è un fenomeno che appartiene solo al Sud. Nel Sud assume caratteristiche totalizzanti e più evidenti: nelle strade si inscena il dramma dei cassonetti incendiati, il puzzo accompagna ogni movimento, e il silenzio copre ogni cava, ogni singolo luogo dove è possibile accumulare e nascondere. Ma è sempre più il nord Italia il centro del vero business. E la novità di quest’anno, al di là del noto primato di Campania, Calabria, Puglia e Sicilia, è che il Lazio si posiziona al secondo posto tra le regioni con il più alto numero di reati ambientali. Tra le inchieste più rilevanti del settore, nel 2009, ce ne sono alcune con nomi fantasiosi, talvolta anche vagamente familiari. “Golden Rubbish”, “Replay”, “Matassa”, “Ecoterra”, “Serenissima”, “Laguna de Cerdos”, “Parking Waste”. Alcune, già dal nome si riescono anche a localizzare geograficamente, e tutte quelle che ho citato sono inchieste che riguardano il nord Italia. È evidente che il Nord ce la sta mettendo davvero tutta per non essere secondo al Sud in questa gara all’autodistruzione.' ©2010 Roberto Saviano/Agenzia Santachiara

Bufale, Depuratori e Uffici pubblici: il business dei “Ladri di Futuro” in Campania continuerà ad inquinare tre generazioni

Sunday, April 25th, 2010

 [Via: Il Mattino - 9Online- Terra!- Il Riformista - Foto: Napoli-blogolandia.it]

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"Ladri di futuro": così sono stati definiti dal procuratore di Santa Maria Capua Vetere Corrado Lembo, i responsabili del disastro ambientale dei Regi Lagni, per rimediare al quale non basteranno tre generazioni. Impressionante l’elenco di reati contestati: disastro ambientale, avvelenamento di acque, truffa aggravata, danneggiamento di acque ed edifici pubblici, gestione illecita di rifiuti, immissione di rifiuti in acque superficiali ed abbandono su suolo, interruzione di pubblico servizio, distruzione e deturpamento, scempio paesaggistico ambientale, omissione di atti d’ufficio, falsità in atti commessa anche da pubblici ufficiali. «Il dato più allarmante – ha commentato il procuratore generale, Vincenzo Galgano – è l’indifferenza generalizzata per la salute e per il futuro. (…) queste persone hanno tolto vivibilità e salute non solo ai figli, ma anche alle generazioni future.
Il video, corredato di migliaia di fotografie, girato e diffuso dalla Guardia di Finanza con il contributo di alcuni funzionari dell’Arpac e dell’Enea nell’ambito dell’operazione “Acque chiare”, presenta uno scenario apocalittico, con carcasse di animali e autoveicoli, scarti industriali, scorie di altoforni, solventi che galleggiano in riva al mare del litorale tirrenico tra lo foce del fiume Volturno e Lago Patria. Si è arrivati così all’emissione di 26 ordinanze applicative di misure cautelari personali, che hanno riguardato imprenditori attivi nella gestione dei grandi impianti di depurazione delle acque reflue urbane e titolari di aziende che sversano i loro reflui inquinanti nei canali affluenti la rete idrica pubblica. Destinatari di tali misure Gaetano De Bari, amministratore delegato della Hydrogest, Domenico Giustino, presidente del consiglio di amministrazione della stessa società, Luigi Piscopo, capo impianto del depuratore di Orta di Atella, e Mauro Pasquariello, capo impianto del depuratore di Foce Regi Lagni. Le misure reali hanno invece interessato quattro impianti pubblici di depurazione situati a Villa Literno, Marcianise, Orta di Atella (nel casertano) e Marigliano (NA) di proprieta’ della Regione Campania, di cui, i primi tre affidati in concessione alla Hydrogest Campania Spa e il quarto gestito dal consorzio di imprese ‘Dondi-I.B.C.-Inpec‘ nonche’ 25 aziende zootecniche, ritenute tra le piu’ significative fonti inquinanti del sistema idrico monitorato. Ben 250 in totale  le aziende zootecniche censite, concentrate nel territorio dei “Mazzoni” e utilizzatrici della rete pubblica dei canali che confluisce nei Regi Lagni. E i depuratori che dovevano garantire la purezza delle acque non funzionavano. «La rete dei depuratori – ha denunciato il procuratore Donato Ceglie, titolare dell’inchiesta insieme al procuratore capo Paolo Mancuso – invece di contribuire alla bonifica delle acque diventava funzionale ad un peggioramento sistematico delle stesse». Paradossalmente era meglio che non funzionassero: l’acqua in uscita dagli impianti era peggiore di quella in ingresso, con valori superiori centinaia di volte ai parametri di legge. E oltre al danno ambientale di proporzioni incalcolabili, si aggiunge anche la truffa ai danni dei cittadini dei comuni di Casal di Principe, Villa di Briano, Frignano e Marigliano che pagavano da anni la tassa per la depurazione delle acque non sapendo che i loro comuni non erano collegati alla rete. Negli atti si parla anche di “avvelenamento” delle acque dovuto “alla criminale inefficienza del sistema di depurazione pubblico“. E infatti: dal 1999 esiste un “organo di controllo pubblico dei depuratori”, costituito da 6 dirigenti, 3 collaboratori tecnici, 9 esperti (professionisti esterni), 7 segretari degli esperti: costi stimati di questo ufficio (oltre gli stipendi) 4 milioni di euro in otto anni.
Molti, tra gli indagati, sono membri della Commissione di controllo. Se ne contano 15 e, tra loro, anche un professore universitario: Manlio Ingrosso.(…) “Bastava redigere una relazione tecnica mensile, pressoché a ciclostile, nella quale nulla si diceva circa il disastroso stato del depuratore. Si avallava acriticamente ogni attività del gestore e si portava all’approvazione della Commissione di esperti”. E gli "esperti" approvavano. “Di approvazioni, da parte della Commissione di controllo, ce ne sono a centinaia”.

Campania e stagione balneare: i depuratori ‘funziano’ ma non bastano [il problema sono gli scarichi abusivi]

Thursday, April 8th, 2010

[Via: La voce dell'emergenza - 9Online - Foto: Il Mattino]

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 L’attivissimo blog di 9Online- "la voce dell’emergenza" ci dà un’anticipazione di quelle che saranno le preoccupazioni di tutti i turisti che hanno intenzione di trascorrere le prossime vacanze estive sul litorale campano. Anche se la situazione è decisamente migliorata rispetto alle emergenze dell’anno scorso, restano parecchi dubbi sull’effettiva balneabilità delle coste (in particolare della costa nord) "Insufficienti i depuratori, il litorale domitio resta inquinato dai troppi scarichi abusivi. Secondo uno studio del dipartimento di Pianificazione e scienza del territorio della Università di Napoli Federico II, che si basa anche sui dati rilevati a gennaio dall’Arpac [l'agenzia regionale di protezione ambientale], la costa settentrionale della Campania non verrà resa balneabile dall’entrata in funzione a pieno regime degli impianti di Villa Literno e Cuma. E i balneatori lanciano l’allarme sui ritardi della bonifica. Ora hanno riaperto con tante aspettative, soprattutto dopo il patto siglato in Regione a gennaio scorso per tenere i lidi aperti tutto l’anno – con sgravi fiscali, agevolazioni e realizzazione delle condotte sottomarine per portare al largo i reflui trattati dal depuratore di Cuma – e contano di archiviare il disastro della scorsa stagione, legato allo sversamento incontrollato di liquami in mare, con il 70 per cento in meno di presenze e perdite per oltre 60 milioni di euro. Nel frattempo, però, resta da abbattere un altro scoglio per vedere il mare pulito. Secondo gli studiosi, le opere pubbliche per il disinquinamento non bastano: vanificherebbe la loro efficacia, infatti, l’immissione [abusiva] di scarichi non depurati direttamente in mare. Secondo gli studi in un tratto di litorale di circa 27 km vengono scaricate acque inquinate provenienti da circa 4 milioni di abitanti e da numerosi insediamenti zootecnici e industriali ubicati nella Pianura Campana, nel bacino dei Regi Lagni e del Volturno.  [... Leggi tutto l'articolo su 9Online - La voce dell'emergenza]
 

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