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Ho avuto il piacere di visitare lo stand Radical Linen allestito a Milano in via Tortona dalla CELC (Confederazione Europea del Lino e della Canapa) in occasione del Salone del Mobile e del Design 2012 presso il padiglione France Design. Scopo dell'evento era far conoscere meglio le caratteristiche e le molteplici sfaccettature del lino, fibra tessile antica ma allo stesso tempo moderna, decisamente meno diffusa rispetto al dominante cotone ma proprio per questo motivo più originale ed esclusiva e (cosa non da poco), decisamente più vantaggiosa in quanto ad ecosostenibilità. L'iniziativa rientra nell’ambito del programma di promozione del lino europeo Be Linen, cofinanziato dall’Unione Europea, dallo Stato Francese e della filiera del lino. Ben due terzi della produzione mondiale di lino provengono infatti (udite, udite) dal Vecchio Continente, e questo è già un vantaggio per l'ambiente dal momento che non si deve importarlo da altri continenti: le piantagioni sono localizzate nella fascia costiera che va dalla Normandia fino al Belgio e ai Paesi Bassi (il lino gradisce il clima temperato e piovoso): non servono nè irrigazione né fertilizzanti, anzi, esso può contribuire al recupero della fertilità dei terreni nel caso in cui venga inserito all'interno di un regime di rotazione di colture intensive. La trasformazione della materia prima spesso avviene non distante dalle zone di produzione, cosa che fa del lino un prodotto etico perchè contribuisce al mantenimento dell'economia delle zone rurali e alla salvaguardia delle professionalità (spesso tramandate di padre in figlio, come ho potuto constatare in prima persona) di chi sa con maestria e incredibile passione coltivare, raccogliere e trasformare il lino da generazioni. La filiera del lino coinvolge anche l'Italia, soprattutto nella fase finale: se infatti il nostro paese non offre il clima ideale alla coltivazione del lino, è comunque quello che ospita il maggior numero di industrie tessili (+ di 250 secondo la linen map), in grado di trasformare i filati di lino in splendidi tessuti per abbigliamento, per la casa o per l'arredamento. Troverete informazioni molto dettagliate su tutta la filiera del lino in questo post. La qualità raggiunta nell'impiego dei filati di lino è tale che, anche un 'non addetto ai lavori' come il sottoscritto ha potuto apprezzare la freschezza e la leggerezza dei tessuti e sorprendersi per l'inaspettata' morbidezza delle maglie (io pensavo che il lino fosse sempre decisamente 'ruvido'…)… un'altra delle mie certezze è crollata quando Ornella Bignami - l'esperta di Elementi Moda – consulente di CELC che ci ha pazientemente accompagnato nel percorso conoscitivo – ha sottolineato il fatto che i tessuti in lino sono anche ottimi termoregolatori e quindi possono essere portati anche in inverno!

Foto: Università di Catalunya
Ma una delle cose che però mi ha colpito maggiormente è l'aver visto l'impiego del lino in campi meno 'tradizionali' e molto più 'tech' rispetto a quello classico delle stoffe e dei tessuti: non avrei mai pensato che con il lino si potessero realizzare strutture rigide: e invece, da non troppi anni si è capito che le doti di leggerezza, resistenza, elasticità di questa fibra naturale la rendono particolarmente adatta (in abbinamento a resine polimeriche PE,PP, PVC) alla realizzazione di materiali compositi utilizzati principalmente nel settore delle auto, dell' arredamento, del tempo libero, della nautica, al punto da utilizzarlo in sostituzione delle più diffuse fibra di vetro e addirittura della fibra di carbonio.. e produrre 1 kg di fibra di lino impiega 5 volte meno energia che produrre la stessa quantità di fibra di vetro e 20 volte meno della fibra di carbonio…incredibile! Vi consiglio di dare un'occhiata a questo bel video, il secondo dei BE LINEN movie, che affronta proprio il tema degli impieghi tecnologici del lino. I compositi in fibra di lino possono venire modellati in forme complesse mediante estrusione o stampaggio ad iniezione. Ne è un esempio quello che vedete nella foto: è la sezione del telaio (realizzato artigianalmente) di una bicicletta da competizione prodotta dal famoso ciclista belga Johan Museeuw, composto all'80% da fibra di lino, il 20% rimanente dalla 'vecchia' (…) fibra di carbonio.
Foto: Treehugger
Il tavolo e la poltrona – disegnati da Noé Duchaufour Lawrance e Jean-Marie Massaud e prodotti da Edition Saintluc - erano esposti allo stand France Design di viaTortona: sono solo un esempio (purtroppo non ancora alla portata di tutte le tasche) delle potenzialità del lino composito nel campo dell'arredamento di design.


Foto: CELC
Ma le possibilità di applicazione di questi "nuovi" materiali sono praticamente illimitate: L'industria delle fibre composite naturali è in piena espansione: tra non molto sarà facile 'imbattersi' in oggetti di uso comune e alla portata di tutti ottenuti dalla fibra di lino, come ad esempio quello della foto sotto, una custodia per iphone abbellita dalla trama ben visibile del prezioso tessuto da cui è stata ottenuta.

[Foto: Neve*Sottile]

II lino: la più antica e una delle più affascinanti tra le fibre tessili: largamente coltivata da Egizi, Babilonesi, Fenici e altri popoli del Medio Oriente, diffusa largamente in Europa a partire dal Medioevo; da allora ha sempre saputo caratterizzarsi come fibra naturale di eccellente qualità, adatta ai più svariati impieghi, dall'abbigliamento ai tessuti per l'arredamento fino alla biancheria da letto, da bagno e da cucina.
Contrariamente a quello che normalmente si potrebbe pensare, la fibra tessile del lino non si ricava da una pianta esotica: è – nella maggioranza dei casi – un prodotto europeo, i cui campi sono localizzati in un territorio che si estende dal Sud della Normandia fino al Belgio e ai Paesi Bassi. Favorito dal clima temperato e piovoso, non ha bisogno di irrigazione né di fertilizzanti. Il lino europeo assicura più di due terzi della produzione mondiale e pertanto non necessita di importazione da altri continenti. Il suo profilo ecologico è assai migliore di quello di altre fibre naturali, forti consumatrici d’acqua. Verde per natura, il lino è anche un prodotto etico che contribuisce al mantenimento del tessuto economico e sociale nelle zone rurali. La sua coltivazione e la sua lavorazione necessitano di una manodopera importante, qualificata e locale. Stigliatori, filatori e tessitori europei competono in creatività per rinnovare il desiderio di scegliere questo tessuto nobile per eccellenza, per noi e per la nostra casa. L’agricoltore lavora sempre di concerto con lo stigliatore, in uno stretto rapporto di fiducia: forse più ancora che il clima e il sole, questo binomio costituisce oggi la carta vincente e non delocalizzabile dell’Europa del lino. La Confederazione Europea del Lino e della Canapa (CELC) è l’unica organizzazione europea agro-industriale che raggruppa e riunisce tutti gli stadi della produzione e della lavorazione del lino e della canapa. Interlocutrice privilegiata di 10.000 aziende europee, controlla la fibra dalla pianta al prodotto finito. Il programma triennale di promozione Be Linen – cofinanziato dall’Unione Europea, dallo Stato Francese e dalla filiera lino (CELC – Masters of Linen), dotato di un budget di 3,3 milioni di euro ha come principale obiettivo il rilancio e la promozione del lino tessile europeo. Nell'ambito di questo programma sono stati prodotti due cortometraggi: Be linen Movie 1 (15,30 minuti – premiato a Cannes con il delfino d'oro, il più alto riconoscimento della categoria Film d’informazione) e Be linen Movie 2 (11 minuti) . I cortometraggi sono stati girati in Francia, Belgio e Italia, e rappresentano un importante strumento della campagna di promozione del lino europeo lanciata nel 2010.
Ecco infine il lino europeo in cifre:
N°1 mondiale, con una quota del 65-70% della produzione mondiale di lino stigliato.
Coltivazione e stigliatura: più di 7.500 aziende agricole /12.000 dipendenti diretti / 8.000 dipendenti indiretti (Fonte : A.G.P.L. e C.I.P.A.LIN).
Superficie media della coltivazione del lino in Europa / 11 ha per azienda (Fonte: C.I.P.A.LIN).
88 304 ha complessivi di coltivazioni di lino nell’E.U. (media calcolata sulle campagne 2004/2011 in FR, BE e NL. Fonte: C.I.P.A.LIN(F), A.B.V(B), C.V(NL).
Il 90% del lino stigliato è destinato al mercato tessile di cui:
- il 60% all’abbigliamento,
- il 15% alla biancheria per la casa,
- il 15% all’arredo e all’arte di vivere
- Il 10% del lino stigliato è destinato a scopi tecnici.
Produzione europea di lino stigliato 119.297 tonnellate (media calcolata sulle campagne 2004/2011 in FR, BE e NL. Fonte: C.I.P.A.LIN(F), A.B.V(B), C.V(NL).
1 ha coltivato a lino produce:
- = 6 t di paglia
- = 1,5 t di lino stigliato
- = 0,65 t di filato
- = 3.750 m2 di tessuto /4.000 camicie / 431 lenzuola
(Fonte: CELC e C.I.P.A.LIN).
[Via: Yahoo!Green - Foto: Oxfam America]

Secondo quanto comunicato qualche giorno fa dall'Organizzazione Oxfam America, i coltivatori di riso potrebbero adottare un nuovo metodo di coltivazione che consentirebbe loro di aumentare del 50 per cento la produzione, seriamente minacciata da eventi quali siccità e cambiamenti climatici. Il riso - se da un lato può essere considerato la principale fonte di alimentazione per quasi la metà della popolazione mondiale – dall'altro però necessita per essere coltivato di ben un terzo dell'acqua dolce del pianeta. questo a causa del tradizionale metodo di coltura che prevede l'allagamento dei campi durante tutta la stagione della crescita. Ma una nuova tecnica, conosciuata come SRI (System of Rice Intensification) prevede che le piantine di riso vengano piantate a parte e solo successivamente trapiantate nel campo, precedentemente mantenuto umido (anzichè allagato). Gli agricoltori che hanno utilizzato il SRI in alcune parti dell'Africa, Sud Est asiatico e in India sono stati in grado di produrre fino al 50 per cento in più di riso con meno acqua, e spesso con meno lavoro, questo secondo il rapporto redatto dall'organizzazione statunitense no-profit Africare e dal Worldwide Fund for Nature. L'obiettivo di Oxfam è pertanto quello di incoraggiare i paesi produttori di riso a convertire entro il 2025 almeno il 25 per cento della coltivazione del riso a SRI.
[.. Leggi il report sull' SRI "More rice for the people, mor water for the planet"]


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