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Posts Tagged ‘riciclaggio’

Per fare un pozzo…ci vuole un tappo! [Filomondo raggiunge il traguardo di 335 tonnellate raccolte e 15 progetti realizzati in Africa]

Friday, July 9th, 2010

tappi_di_plastica

 

L'Associazione Filomondo Onlus, artefice di svariati progetti umanitari nel sud del mondo e impegnata tra l'altro nella raccolta di tappi di plastica come mezzo di finanziamento delle sue iniziative,  festeggia il raggiungimento del  traguardo di 335 tonnellate  di tappi raccolti e sul suo sito esprime un ringraziamento a tutti coloro che hanno partecipato e stanno tuttora partecipando alla raccolta di tappi in plastica da "convertire" in aiuti concreti da realizzare nelle zone più povere dell'Africa. Nello stesso sito vengono elencati i ben 15 progetti portati a termine, nonchè  quelli in corso di realizzazione dall'Associazione.

Ecco quello che si è stati in grado di realizzare:

  * il primo progetto “pozzo a Mchito”  (costo 24.000 euro) a circa 60 Km dalla capitale del Tanzania, Dodoma
  * un secondo pozzo a Mlowa (costo 30.000 euro) sempre nella stessa regione
  * un terzo pozzo a Masawi (costo 25.000 euro) a nord della capitale, nella regione di Kondoa
  * un quarto pozzo è stato finanziato ed è terminato in Kenya, a Sotik (costo 10.000 euro), a 250 km
     da  Nairobi
  * rifacimento impianto acqua potabile (costo 3.000 euro) nella casa degli studenti dei P. Passionisti a    Arusha, in Tanzania
  * collegamento tra due scuole, in territorio di Alendo -Karungu  in Kenya, con una
     tubazione di 4 km , al  pozzo con acqua potabile (costo 4.000  euro).
  * nuovo progetto per un pozzo a Gogti (costo 5.500 euro) nell'Etiopia Orientale nel distretto di Jijiga
  *abbiamo contribuito alla costruzione di un serbatoio in cemento armato (costo 1.300 euro) nella    parrocchia di Kigwe in Tanzania nella regione di Dodoma.
  * un sesto pozzo è stato finanziato a Eldoreth in Kenya (costo 10.000 euro)
  * un settimo pozzo è stato finanziato a Kadem in Kenya (costo 10.000 euro)
  * un ottavo pozzo è stato finanziato a Korogwe in Tanzania (costo 9.220 euro)
  * un sistema idrico gravitazionale è stato finanziato a Haro Shanko in Etiopia (costo 15.000 euro)
  * manutenzione del pozzo della Parrocchia di Veyula in Tanzania (costo 5.000 euro)
  * manutenzione del pozzo della Missione di Veyula in Tanzania (costo 4.740)

L'Associazione Filomondo invita tutti a promuovere e a contribuire alla raccolta di tappi presso amici, luoghi di lavoro, condomini, scuole ed esercizi commerciali. I tappi di plastica raccolti, una volta macinati, verranno consegnati ad aziende di riciclaggio di plastica e il ricavato servirà per sostenere la realizzazione di pozzi in Tanzania e Kenya. I tappi da raccogliere sono solamente i tappi delle bottiglie di plastica in PE (polietilene), e in PP (polipropilene), ovvero i tappi delle bottiglie di acqua, gassosa, aranciata, latte, succhi di frutta e dei detersivi puchè siano puliti. Buona Raccolta!

Una linea di aspirapolvere fatti con la plastica recuperata dal mare [iniziativa 'Vac from the sea' di Electrolux]

Wednesday, June 30th, 2010

[Via: greenbiz - Foto: Electrolux]

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Sensibilizzare la gente sul grave problema dei rifiuti di plastica nel mare e negli oceani, portando nelle case prodotti realizzati con la plastica raccolta nelle acque di tutto il mondo : questo è lo scopo principale della iniziativa  'Vac From The Sea' del colosso svedese Electrolux, che ha iniziato a raccogliere rifiuti galleggianti al fine di realizzare una serie (limitata) di aspirapolvere. Oltre a costituire un potenziale pericolo per la vita degli animali marini, la plastica che si trova in mare con il passare del tempo si rompe in pezzi più piccoli che spesso vengono ingeriti dai pesci, rischiando poi di finire nella catena alimentare e quindi nei nostri piatti. E' la prima volta che una compagnia utilizza i propri prodotti per sollevare la questione dell'inquinamento dei mari. Electrolux sta inoltre utilizzando la campagna per rendere noto a tutti che l'offerta di plastica riciclata sulla terra è molto più bassa rispetto alla domanda, e che se la plastica restasse fuori dagli oceani potrebbe venire riutilizzata molto più facilmente. [...Leggi l'articolo originale su greenbiz]

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Uno dei primi siti n cui Electrolux ha iniziato a raccogliere detriti di plastica è Ramsvik, vicino a Smögen e Kungshamn, nel braccio del Mare del Nord chiamato Skagerrak. Ogni anno, grandi quantità di detriti alla deriva raggiungono la costa svedese.  La maggior parte del materiale, che si insinua tra le rocce e negli anfratti mescolato ad alghe e vegetazione, non è biodegradabile (fino all 80% è materia plastica, ma anche olio, prodotti chimici e rifiuti di varia provenienza).

Smaltimento delle pile scariche: normativa europea e caos ‘all’italiana’

Monday, March 29th, 2010

[Via: Pianeta Verde  - La Stampa]

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Il bell’articolo di Rosaria Talarico affronta il problema dello smaltimento delle batterie scariche, problema che da noi  è risolto solo sulla (molta) carta: "Di sicuro ad avere le pile scariche saranno i consumatori, dopo aver girato invano tra tabaccai, negozi di elettronica e cassonetti alla ricerca di un contenitore dove buttare le batterie esauste. Sempre che, in preda alla disperazione, le pile non vengano poi gettate in mezzo agli altri rifiuti, con tanti cari saluti alla coscienza ecologista. Celebrare il funerale delle batterie è un’impresa destinata a soccombere tra direttive europee, decreti, commissioni, ministeri e scartoffie burocratiche. Un classico della disorganizzazione italiana. La direttiva europea che disciplina la materia «rifiuti di pile e accumulatori» è del 2006 e viene recepita dall’Italia nel 2008, con la calma solitamente riservata alla legislazione comunitaria. Di proroga in proroga si è arrivati al 2010. E il caos regna sovrano.Nel frattempo si è avuta la liberalizzazione del settore. Mentre prima esisteva un unico consorzio senza fini di lucro (il Cobat, incaricato da vent’anni della raccolta e del riciclo delle batterie industriali e non), adesso ne sono nati altri 14. La normativa prevede infatti che i costi della raccolta e lo smaltimento delle pile siano a carico dei produttori. Che però possono anche scegliere come farlo, se autonomamente o avvalendosi appunto dei consorzi. Esiste finanche un Registro Nazionale Pile, a cui per legge i produttori devono essere iscritti. Di fatto però il cittadino non sa dove andare a buttare le batterie di orologi, macchine fotografiche e telefonini. Al Cobat lo dicono senza giri di parole: «Riteniamo che la gestione dei rifiuti delle pile e degli accumulatori, soprattutto quelle portatili, sia governata dal caos». La confusione di cui sopra scaturisce anche dal fatto che, mentre per le batterie delle auto (accumulatori al piombo), c’è un ritorno economico – le quotazioni oscillano intorno ai 1600 euro alla tonnellata, attirando anche soggetti che effettuano la raccolta al limite della legalità – delle pile normali nessuno si cura, visto che la gestione del rifiuto è solo un costo e i materiali recuperabili non arrivano al 50 per cento, a causa delle dimensioni ridotte. Inoltre non esistono impianti adatti in Italia (i più vicini sono in Francia e Svizzera)" [... Leggi il resto dell'articolo su Pianeta Verde]

Nella terra del Prosecco si inizia a raccogliere [e a riciclare] i tappi di sughero

Saturday, December 12th, 2009

[Via: Blogeko - Foto: Newsfood-Amorim]

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[...] Non c’è motivo di buttare il tappo. Il sughero può essere trasformato in pannelli per coibentare gli edifici, oppure può servire per le suole delle calzature estive. E’ proprio ciò che ora si fa in Veneto. Dove? A Valdobbiadene, patria del famoso prosecco, dove la ‘materia prima’ (i tappi) di sicuro non manca, e dove è stato avviato il progetto sperimentale “Tappo-a-chi?”, promosso dal consorzio Ri-Legno, dal Comune di Valdobbiadene e da Savno, l’azienda di servizi ambientali del Veneto Orientale. La sperimentazione durerà un anno, dopodichè si deciderà se estendere la portata a tutta la zona del Piave. Il sughero messo da parte in enoteche, ristoranti ecc. viene avviato allo stabilimento trevigiano dell’Amorim Cork, prima azienda al mondo a realizzare il riciclo dei tappi, dove si provvede a separarlo da materiali estranei quali plastica, carta o metallo. Dopodichè, macinato e compresso, il sughero è trasportato negli stabilimenti portoghesi per le successive… [... Leggi tutto l'articolo su Blogeko]

 

 

 

Pivvicì: Borse di design dai rifiuti di Palermo

Friday, November 27th, 2009

[Via: ri-creazione]

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L’italica creatività, quando ci si mette, riesce a ribaltare situazioni e a trasformare eventi negativi in occasioni di rilancio. L’emergenza rifiuti che ha interessato la città di Palermo in questi ultimi anni è servita forse a far scoccare la scintilla creativa a due giovani designer palermitani, Francesco Lucia e Giuseppe Rogato, che hanno realizzato (con ottimi risultati) una linea coloratissima ed unica di borse ed accessori per uomo e donna, utilizzando come materia prima  i banner in pvc delle affissioni pubblicitarie. Il risultato è tutto da vedere sul sito di pivvicì

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